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Titolo: "C'è post@ da UR"
Autore: La redazione
Rubrica: ""
Edizione: Dicembre 2006
“Una distesa di canne e di argilla, nulla che spinga a cercare, a scavare, solo strane tavolette incise con misteriosi segni geometrici. Così appare la pianura tra il Tigri e l’Eufrate all’inizio dell’800.
Ma è l’alba di una formidabile avventura della conoscenza. Quegli oscuri caratteri cuneiformi diventano una scrittura leggibile e con essa torna alla luce la più grande civiltà antica del Vicino Oriente.”
Poco tempo fa una trasmissione, dell’ormai storica famiglia Angela, ha fatto vedere, con il garbatissimo Alberto, l’apertura in diretta di una “BUSTA” in terracotta, contenente una tavoletta d’argilla, proveniente dalla zona della “Mezzaluna Fertile”, ovvero Mesopotamia e dintorni. Ad occhio e croce, così a prima vista, questa missiva arrivata nelle mani di qualcuno circa cinquemila anni dopo la sua spedizione (e poi dicono le poste!....), era un resoconto commerciale, ovvero per il profano non conteneva nulla di sconvolgente ed emozionante, nonostante la sua davvero venerabile età. Ma non è sempre stato così. Le sabbie dei deserti hanno dimostrato di essere dei veri archivi archeologici ed hanno, nel tempo, restituito autentici tesori, a volte di struggente bellezza, come per esempio il famosissimo busto di Nefertiti, emerso ieratico ed impenetrabile dalle sabbie del Nilo, o di assoluto interesse storico e archeologico. Dev’essere stato davvero un’emozione incredibile e mozzafiato reperire le tavolette, che una volta interpretate, hanno narrato la storia del Diluvio universale. Storia nata molto prima della stesura della “BIBBIA”, impropriamente definito “il primo e il più antico libro del mondo”. Infatti Gorge Smith, uno dei primi assiriologi, solitamente molto riservato, nel 1872 annuncia di aver letto in alcune tavolette la storia del Diluvio e con comprensibile emozione esclama: “sono il primo a leggere questo testo dopo duemila anni di oblio”. In fondo, proprio dalla città mesopotamica di UR veniva il patriarca ABRAMO (Genesi,XI), si vede che oltre gli armenti si portava dietro le sue storie. La decifrazione della scrittura di questa parte del mondo, decifrazione che ha qualcosa di magico, è stato un processo assai lungo e dovuto, al contrario dei geroglifici egiziani, interpretati da Champollion, ad una schiera di studiosi. Tutti questi con estrema pazienza e numerosi colpi di genio sono riusciti a leggere e capire una scrittura antichissima e.. aliena, davvero strana, fatta di segni impressi nell’argilla con “cunei” di canna, da qui il nome di “Scrittura Cuneiforme”. Questa ci ha restituito le più antiche storie del mondo occidentale, la più antica letteratura, come il Poema di Gilgamesh ed il sentimento dell’amicizia e, ovviamente, i più antichi sigilli reali e resoconti commerciali. L’epopea di Gilgamesh merita due parole a parte: intanto è un poema molto, molto più antico di quelli omerici e poi è stato scritto in tutte le lingue cuneiformi dal III millennio a.c fino al VII secolo a.c. Non solo, a riprova della sua fortuna, ha avuto diffusione fin presso gli Ittiti e gli Hurriti e frammenti sono stati trovati fino a Bogazkoy, Ugarit e Megiddo (Palestina). Infatti il tema centrale dell’epopea è un’amicizia fra il crudele re di Uruk, Gilgamesh appunto, e il selvaggio Enkidu, con il quale il protagonista compie eroiche imprese. Ma Enkidu muore e Gilgamesh disperato tenta di portarlo indietro dal regno dei morti, ma invano. Un senso di dolore e dell’ineluttabilità della morte pervade il poema , scritto in stile ritmico e con la tecnica del parallelismo. Notevole la ricerca dell’immortalità e della pianta che preserva dalla morte, concetto i cui chiari echi si ritrovano ancora una volta nella Bibbia, nel racconto della Genesi. Ma non basta, cita anche proverbi ancora oggi in uso nel nostro parlare quotidiano. Uno per tutti: nella fitta corrispondenza tra un padre re ed un figlio, invece, poco abile a reggere una città, corrispondenza ricca di rimproveri al figlio e di ricerche di scuse per il padre, il figlio ad una certo momento, fra una certa serie di argomentazioni, dice che “la cagna frettolosa fa i cagnolini ciechi”. Ora, sono passati circa soli cinquemila anni e dal cane si è passati al gatto, ma il proverbio è praticamente rimasto intatto ed ha mantenuto tutta la sua valenza ed immediatezza espressiva. Sempre grazie a queste ….” zampe di gallina” abbiamo una precisa lettura delle numerose e varie civiltà che si sono avvicendate nell’odierno Irak (esclusa quella che vuole ora introdurre Bush), e che tutte si sono avvalse del cuneiforme.
Sì, perché nel corso del lungo lavoro di interpretazione si è capito che non di una lingua si trattava, ma di ben tre – Elamita, Accadica e Sumerica -, una delle quali, la più difficile ed ingarbugliata, rimandava ad una civiltà antichissima e del tutto sconosciuta. E’ così che si è giunti all’identificazione dei Sumeri, sembra i primi a scrivere così (forse in assoluto gli inventori della scrittura, almeno in questa parte del mondo?).
Che altro dire, ci sarebbe tanto ancora, troppo: parlare dei corredi funerari, dei leoni e geni alati (pensare ai nostri angeli), delle corone d’oro di squisita fattura, dei giochi in madreperla come la dama, delle bambole snodabili, dei vasi d’oro e di alabastro, non basterebbe a descrivere per intero queste civiltà. Si possono aggiungere le imponenti Ziggurat, la Torre di Babele (sempre di tante lingue si parla, vero?), i giardini pensili di Semiramide, la cui esatta collocazione nel territorio è ancora oggi oggetto di ipotesi più o meno condivise, la porta di Isthar, la statua di Gudea, la stele di Hammurabi (il primo codice di leggi scritte pervenutoci), la testa di Sargon. Certo tutto ciò è semplicemente grandioso, ma a fronte delle meraviglie che ha svelato la paziente decifrazione di questa enigmatica scrittura e delle lingue a cui dava voce, i classici reperti archeologici, pur se assolutamente spettacolosi, cedono il passo al miracolo della scrittura, che oltre i reperti ci restituisce le persone e le loro psicologie ed al miracolo ancor più grande della sua paziente decifrazione.
Per chi volesse approfondire con un testo semplicemente divulgativo e di facilissima lettura si consiglia “La Mesopotamia – dalla scrittura all’archeologia” della Universale Electa Gallimard