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Titolo: "Gli sbagli del Papa, le aggressioni dell’Islam"

Autore: Gianluca Stisi

Rubrica: ""

Edizione: Ottobre 2006

Tra circa trenta giorni il Papa partirà per la Turchia. Poco meno di un mese fa è scoppiato lo scandalo che ha avuto per oggetto la sua lezione all’Università di Ratisbona in Germania. Le citazioni del pontefice a proposito dell’Islam e del profeta Maometto hanno fatto il giro del mondo islamico provocando reazioni violentissime un po’ dovunque. Papa Ratzinger ha citato l’Imperatore bizantino Manuele II Paleologo in un dialogo con un colto persiano sulla religione. «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che predicava.» Il Pontefice avrebbe citato questa frase per dimostrare (come fece a suo tempo anche l’imperatore bizantino) che non c’è ragione nel diffondere la fede con la violenza. In tale discorso “ragione” (logos in greco) è utilizzato in senso ampio: Dio è ragione (logos) e quindi ciò che è contrario alla ragione è contrario anche a Dio. Questa dotta dimostrazione è servita da incipit ad un discorso che poi ha portato il Papa a difendere la teologia in quanto “scienza di ragione”, scienza cioè in grado di rivaleggiare (ed in caso di contrasto di primeggiare) su tutte le altre scienze positive. La teologia per Ratzinger è quindi l’unica “vera scienza” sulla quale l’uomo deve basare tutte le altre, anche nell’ottica di un profiquo dialogo interreligioso. «Nel mondo occidentale domina largamente l’opinione, che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali. Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall’universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime. Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell’ambito delle sottoculture è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture.» Con queste parole il Papa ha, di fatto, concluso il suo discorso magistrale, dando il via alle proteste musulmane. Prima di parlare delle proteste mediorientali vorrei però soffermarmi sulle conclusioni del discorso del “professor” Ratzinger. Dando per scontato che la religione e la teologia siano l’unica vera scienza dell’uomo, e dando per scontato che la teologia cattolica sia l’unica depositaria della verità (altrimenti si cadrebbe nel “relativismo teologico”), non vedo davvero come questo possa aiutare il dialogo interreligioso. Se tutte le religioni professassero la propria teologia come unica e vera scienza il dialogo si trasformerebbe in un soliloquio tra sordi. Probabilmente non sono abbastanza dotto per seguire i ragionamenti del teologo Ratzinger, ma queste sono le conclusioni a cui giungo ascoltando parole come queste. L’errore di fondare la società e la scienza sulla religione lo abbiamo già commesso nel medio evo, con tutti le terribili conseguenze che ne sono derivate. Voglio sperare che la nostra società sia giunta ad un sufficiente grado di maturità per riuscire a sostenere la propria scienza e la propria morale sull’evidenza dei fatti e non sui sillogismi dei teologi. Che dialogo ci può essere tra due “teologi” di fedi differenti che giudicano vicendevolmente la propria “sienza” come l’unica verità esistente al mondo? Non me ne voglia il pontefice se credo che la via al dialogo interculturale debba invece sostanzialmente prescindere da qualsiasi questione teologica. La legge di gravità, l’evoluzione della specie e la matematica binaria di un processore sono realtà scientifiche costanti ed oggettive per un musulmano, un indiano e per un cattolico. La concezione della morale, dell’aldilà e dei “sacramenti” sono invece variabili filosofiche che non hanno niente di oggettivo e sono profondamente inconciliabili fra di loro. Trovare un’intesa sui fatti di scienza e tollerare le diversità religiose e morali (rispettando ognuno le credenze dell’altro) dovrebbe essere la vera via del dialogo tra le culture. Non si tratta di relativismo, ma, a mio modesto parere, di buon senso.
Comunque, a parte le conclusioni che ognuno può trarre da un simile discorso, vorrei parlare ovviamente delle citazioni “incriminate” che tanto hanno fatto infuriare il mondo islamico. Al Papa va senz’altro riconosciuto di essere una persona intelligente che non usa quasi mai parole a caso, ma le pondera e le soppesa prima di proferirle. Proprio per questo motivo non riesco a pensare che la citazione (in termini, bisogna ammetterlo, non lusinghieri) di Maometto non possa essere stata casuale. Se così è stato non posso fare a meno di notare anche che, in un discorso sul dialogo interreligioso, esordire parlando male del profeta altrui non è proprio un’azione priva di malizia. Con i tempi che corrono (ricordiamo le vignette su Maometto) il dotto Ratzinger non poteva sinceramente pensare che una simile “uscita” non avrebbe provocato reazioni di sdegno nel mondo musulmano. L’occasione per i fondamentalisti era troppo ghiotta: il Papa che parla ex-catedra ed “insulta” Maometto. Stimo troppo le accortezze diplomatiche della Santa Sede per pensare che tale dichiarazione “critica” sia semplicemente sfuggita dalla bocca del pontefice senza alcuna ragione precisa. Ovviamente non ci è dato sapere fino in fondo queste ragioni, ma sicuramente esistono e faccio fatica a credere all’assoluta innocenza di quelle parole che sarebbero solamente state “equivocate”.
Eppure se questo può essere considerato (a torto o a ragione) un errore del Vaticano, tutto ciò che è venuto dopo non può non essere considerato l’ennesima aggressione di un Islam che non si fa mancare nessun pretesto per sfogare il suo risentimento contro l’occidente. La promessa di conquistare Roma, di abbattere il Vaticano, le minacce alla vita del pontefice, il rogo delle sue effigi ed, ovviamente, l’omicidio della suora in Africa sono atti di violenza inqualificabili totalmente sproporzionati ai fatti appena riferiti. Sono altresì convinto che non tutto il mondo musulmano pensi ed agisca in questi termini. Proprio per questo l’islam moderato dovrebbe, una volta per tutte, sconfessare questa minoranza di facinorosi che lo squalificano agli occhi del mondo e ce lo dipingono come un covo di esaltati sanguinari. Già in molti ambienti occidentali si tende a considerare il mondo islamico come un covo di “fiere” da placare con l’unico mezzo che gli animali feroci conoscono: la violenza (verbale e militare). Se questa tendenza si dovesse imporre lo scontro di civiltà sarebbe inevitabile e sarebbe una tragedia per tutti. Si impegni quindi tutto l’occidente a capire le necessità e la sensibilità dell’Islam, ma si impegnino anche i musulmani a non tirare “troppo la corda” della nostra tolleranza, se non vogliono che la “dottrina Bush” ci contagi tutti, nostro malgrado.